
Ascoltando "La Messa di requiem in Re minore K 626" di Wolfgang Amadeus Mozart, nello specifico traccia 8 Sequentia Lacrimosa mi si affollano tutti i pensieri di questi ultimi ventiquattro mesi.
Il computer lo so usare bene è cresciuto con me o io sono cresciuto con lui e negli anni ho imparato un sacco di cose, ponendomi sempre la domanda giusta, dove mi porta questo percorso come potrò utilizzarlo al meglio, come potrò applicarlo a ciò che faccio e alle necessità del mio datore di lavoro?
Evitando sterili polemiche alla fine del mio percorso lavorativo esperienziale, trentasei anni, mi sono ritrovato esattamente dove non avrei mai voluto essere, a cui mai avrei pensato di arrivare-cadere. Ed eccomi qui a cinquantotto anni a rimettermi a cercare un nuovo lavoro, non che non abbia un lavoro ma sono mal pagato e profondamente insoddisfatto. In passato se un lavoro non mi piaceva semplicemente lo cambiavo ora però non è più il tempo di quelle scelte. Il venerdì si comprava il Corriere della Sera e si cercava fra le inserzioni, con la forbice si ritagliava l'inserzione, si imbustava il C.V. e lo si spediva a mezzo raccomandata. In linea di massima alla raccomandata seguiva un contatto, quantomeno un diniego educato alla tua raccomandata, ora sei fortunato se ti rispondono.
Altri tempi, ora ho la pagina aperta su Linkedin Job alla ricerca di un nuovo lavoro, nella certezza che a qualsiasi inserzione io risponderò a nessuno mai verrà in mente di "ascoltare" un vecchio di quasi sessant'anni per una nuova posizione. Forse nemmeno io sono convinto della mia risposta, pensando ad un eventuale colloquio con una giovane HR neo-laureata che non saprebbe riconoscere una zucchina da un cetriolo. Non me ne voglia ma è così. Siamo vecchi e inadatti a svolgere mansioni da giovani. Loro sono svegli e preparati, ma assolutamente privi di esperienza, di voglia di sperimentare e di provare anche attività che all'apparenza sono meno interessanti. Per non parlare delle aziende, che temono il costo dell'esperienza e si rivolgono al mercato giovanile che molto raramente è in grado di soddisfare il datore di lavoro
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Giovani assunti, inseriti in ambienti che sulla carta sono "innovativi" ma che poi alla fine languono nell'incertezza di un percorso formativo delle giovani leve, da affiancare ai "vecchi" che però non assumono per non spendere in esperienza. Il risultato è lo sbando totale, giovane e vecchio.
Insomma sono Enrico il vecchio, per il mondo delle aziende, un boccone ghiotto per aziende prive di scrupoli che ci assumono a stipendi da fame, pretendendo la professionalità maturata in anni di servizio e che magari ci rivendono al mercato del lavoro in modo lucroso, perché forse valiamo o perché i giovani quel lavoro non vogliono proprio farlo.
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